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Articolo giornalistico dedicato a Don Liborio Romano, raccolto da Giovanni Spano

Titolo: Ecco il nostro Liborio Romano

Ecco il “nostro” Liborio Romano public/datidavide(1).pdf

Due giorni a Patù dedicati alla conoscenza della controversa figura storica.
In programma esposizione di documenti,testi e immagini d’epoca.
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Due giorni dedicati allo studio e all’approfondimento di una tra le figure più controverse del Risorgimento italiano. L’associazione culturale Don Liborio Romano (li quattro catti de Patu) ha organizzato la prima edizione di “Divertiamoci con arte e cultura”, con una mostra fotografica dal titolo “Conoscere Liborio Romano”, arricchita dall’esposizione di documenti e testi sull’ex ministro borbonico e primo parlamentare dell’Italia unita, espresso dal Capo di Leuca. La mostra che apre oggi, alle 17, si terrà nelle sale di Palazzo Romano, in piazza Indipendenza e nella stessa giornata è in programma l’esibizione dei gruppi folk “li quattru catti piccinni” e “li Maddunari”, oltre al raduno “Artisti di strada”. La due giorni di dibattito sarà anche l’occasione per una raccolta di libri usati da destinare alla biblioteca pubblica, che l’associazione sta creando in questi mesi.
Informazioni su www.donliborioromano.it oppure 0833-752063 (m.c.)

Liborio Romano è ancora oggi uno dei personaggi più discussi della storia del Risorgimento meridionale. Nato a Patù il 27 ottobre 1793, ben presto si laureò in giurisprudenza a Napoli e, sempre giovanissimo, ottenne la cattedra di diritto commerciale presso la facoltà di giurisprudenza nello stesso ateneo partenopeo. Se alcuni storici lo definiscono uomo dal carattere mite, altri lo additano come impetuoso e rivoluzionario, dopo la sua partecipazione ai moti del 1820-1821, per i quali venne destituito dall’insegnamento, imprigionato ed esiliato. Nel 1848 fu fra i firmatari di una petizione a Ferdinando II, per la concessione della costituzione. Rientrò nel Regno delle due Sicilie nel 1854 e si apprestò a scalare il potere, che si avviava ormai verso la decadenza, ottenendo il 27 giugno 1860, col le truppe sabaude e garibaldine alle porte, la nomina a Prefetto di Polizia e subito dopo, il 14 luglio, quella di Ministro dell’Interno. Giunta ormai al crollo la dinastia borbonica, prese alcuni contatti con il Conte di Cavour e con il generale Giuseppe Garibaldi, che gli fece mantenere la carica di ministro, permettendo a quest’ultimo di entrare a Napoli senza sparare un colpo e senza versare una goccia di sangue. Cambiato il governo, entrò nel consiglio di luogotenenza e vi rimase fino al 12 marzo 1861. Nelle elezioni politiche del gennaio 1861 fu il deputato più suffragato d’Italia, eletto in ben otto collegi, approdando così al nuovo parlamento unitario con sede a Torino. Rimase parlamentare fino al 20 luglio 1865, per poi ritirarsi nel paese natale, all’interno del palazzo che ancora oggi svetta nella piazza Indipendenza. Morì a Patù il 17 luglio 1867 e le sue spoglie riposano nell’antistante cappella di famiglia. Le critiche sulla vita politica del Romano sono sempre state varie e contrastanti, da una parte c’era chi lo accusava di tradimento, indicando in lui il voltabandiera che aveva venduto il regno napoletano all’invasore piemontese, dall’altro chi lo ha sempre considerato come un grande statista ed uno dei padri dell’unità italiana. La sua figura oggi è soggetta ad una rivalutazione, grazie all’opera di studiosi di storia locale, che curano una raccolta di scritti e documenti, utili a ridare luce su uno dei momenti cruciali della nascita della nuova nazione.
Mauro Ciardo
“LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO”
di sabato 21 Maggio 2005

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Autore: Mauro Ciardo

Data di pubblicazione: 21/05/2005

Testata: La Gazzetta del Mezzogiorno

 
 
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