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  Libro degli ospiti - Don Liborio Romano

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Ci sono 225 Messaggi

Mino Errico

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Scritto da : sabato, 21 novembre 2009 17:40:27
E-mail : info@eleaml.org
Sito Web : http://www.eleaml.org
Messaggio : LIborio Romano col suo trasfoprmismo è stato l'antesignano della classe dirigente a cui è stata appaltata fino ai giorni nostri l'amministrazione del mezzogiorno.
Anche se egli in un lungo "memoriale" chiede poi a Cavour di intervenire nel sud con investimenti per dare pane e lavoro resta il fatto che le sue scelte finirono sempre per essere contraie agli interessi della terra in cui era nato. A partire dalla questione degli zolfi.
E non fu l'unico. Altri come come Villari che mentre nel 1861 (lettere poco note al grande pubblico che nelle università studia le più recenti) denuncia nelle sue lettere lo stato disastroso delle province napoletane sotto il doverno piemontese nelle lettere del 1875-1876 ne dà una immagine da cartolina - quella odierna di un luogo infernale assediato dalla malavita organizzata.
Un atro Diodato Lioy che a pochi giorni dall'ingresso di garibaldi già denuncia le cose che non vanno. Nessuno però di questi liberali ebbe il coraggio di fare quello che fece Proto, passare dalla parte dei Borbone, unico modo per fare gli interessi del paese meridionale. Un breve stralcio da alcuni articoli di Lioy:
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Come potremmo noi approvare la trasformazione dell'uffizio d'Intendente in quello di Governatore, quando nessuna necessità del momento sembra domandarla? Altra volta abbiamo espresso il voto che nulla fosse cambiato all’ordinamento amministrativo, poiché noi siam persuasi che il nostro regno ha piuttosto da dare che da ricevere dal gran regno italiano, di cui va a formar parte.
Diodato Lioy - Napoli, 13 ottobre 1860
Le nostre leggi, generalmente parlando, sono ottime e non bisogna mutarle se non dopo maturo esame e cercando sempre di perfezionarle e farle adottare agli altri nostri fratelli, coi quali siamo chiamati a formare fra breve un solo Regno.
Diodato Lioy - Napoli, 13 ottobre 1860
Mastroleo Rosario

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Scritto da : giovedì, 19 novembre 2009 23:59:38
Messaggio : Si ricordi! "La storia è sempre scritta dai Vincitori" .... Non lo dimentichi mai .....
Giovanni Spano

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Scritto da : mercoledì, 18 novembre 2009 22:17:04
E-mail : info@donliborioromano.it
Messaggio : Signor Mastroleo, io avevo colto il suo invito, mi sembra che aveva detto che era il suo ultimo intervento. Veda io rispetto le idee degli altri ma anche le mie. Non ho continuato perchè il discorso stava trascendendo; anche il fatto che afferma di avere più documenti di me, questo non mi preoccupa , io sono un appassionato e non uno studioso. E poi ognuno da quello che ha- C'è molta gente che non la pensa come lei, infatti sul personaggio che lei tanto disprezza (perchè causa di tutti i mali dal sud) è uscito un'altro libro proprio in questi giorni e che ho riportato nell'elenco dei libri del sito. Liborio Romano, sarà un personaggio discusso, ed evito di elencare tutti gli attributi di cui lei ci ha fatto omaggio, ma se ancora tanti ne parlano, evidentemente desta l'interesse di tanta gente che non la pensa come lei
Mastroleo Rosario

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Scritto da : mercoledì, 18 novembre 2009 14:58:53
Messaggio : Vorrei chiarire che io non faccio parte di movimenti filo borbonici. Mi INDIGNO soltanto quando si esaltano virtù di personaggi che nella loro vita hanno fatto del male agli altri; persone che sono state responsabili e/o corresponsabili di eccidi, deportazioni, uccisioni, stragi, massacri in un certo modo anche ai nostri nonni, bisnonni, trisnonni ecc... alla mia terra e anche alla sua di terra, mio caro signor Spano, anche se questo suo virtuoso personaggio appartiene al passato, perchè il presente deriva dal passato. Poi ognuno è libero di fare quello che vuole, anche un BEL COLPO DI SPUGNA. Io, invece, credo fermamente che bisogna dire la verità anche se la verità molte volte è scomoda. Io le ho presentato tanti documenti in numero superiore ai suoi ....
Giovanni Spano

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Scritto da : mercoledì, 18 novembre 2009 08:24:16
Località : Patù
E-mail : info@donliborioromano.it
Sito Web : http://www.donliborioromano.it
Messaggio : Signor Mola, sono felicissimo della sua segnalazione. Da molti anni che faccio ricerche su questo personaggio, mio paesano, ed ho raccolto molte notizie, alcune sono inserite sul sito www.donliborioromano.it altre invece sono in archivio in attesa di essere studiate e catalogate; sui funerali non c'è niente, si sa solo che è morto di colera e seppellito notte tempo nella cappella di famiglia che si trova in piazza a Patù e non al cimitero come qualcuno ha pubblicato confondendolo con un bambino che ha lo stesso nome. L'albero genologico, lo puo trovare collegandosi al sito : MY HERITAGE alla voce - famiglia don liborio romano.
Ritorno a dirle che mi ha fatto molto piacere sentirla, la sua è una voce fuori dal coro, perchè, per questa mia passione, sono continjuamente attaccato dal movimento filoborbonico, basta vedere le lettere che mi scrivono. Se le fosse possibile , mi piacerebbe avere , magari scannerizzato, il suo articolo.
Intanto se mi fornisce dati più precisi, cioè data di pubblicazione, il giornale già me lo ha riferito, potrei inserirlo nel sito, alla voce ARTICOLI.
Sono a sua completa disposizione per ogni ulteriore collaborazione; mi serve qualche giorno perchè sto facendo il trasloco e poi ci sentiamo, magari la chiamo al telefono, se non la disturbo.
Cordiali saluti - Giovanni Spano
Aldo Mola

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Scritto da : mercoledì, 18 novembre 2009 08:19:30
Messaggio : Mentre allego una mia nota su Liborio Romano comparsa come editoriale di Il Giornale del Piemonte, gradirei ricevere informazioni sull'Associazione (attività, programmi per il 150°, ecc.). Grato per l'attenzione, porgo i migliori saluti e auguri di buon lavoro
Aldo A. Mola

p.s. Vi sono cronache dei funerali di Liborio Romano?
E' disponibile un suo albero genealogico?
Mastroleo Rosario

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Scritto da : sabato, 14 novembre 2009 16:50:12
Messaggio : LA QUESTIONE DEGLI ZOLFI

Nel 1836 divenne coprotagonista di una vicenda dai risvolti internazionali: la questione degli zolfi, che Alianello sintetizza come segue: "Fin dal 1816 vigeva tra Londra e Napoli un trattato di commercio, dove l'una nazione accordava all'altra la formula della "nazione piú favorita". Subito ne approfittarono i mercanti inglesi per accaparrarsi l'intera, o quasi, produzione degli zolfi, allora fiorente in Sicilia. Compravano per poco e rivendevano a prezzi altissimi. Di questo traffico poco o nulla si avvantaggiava il Reame e meno ancora i minatori e i lavoranti dello zolfo. Ferdinando II volle reagire a questo sfruttamento, tanto piú che, avendo sollevato la popolazione dalla tassa sul macinato, aveva bisogno di ristorare le casse dello Stato in altro modo. Fece perciò un passo forse audace: diede in concessione il commercio degli zolfi a una società francese (Taixe Ayard, ndr) che lo avrebbe pagato almeno il doppio di quanto sborsavano gli inglesi. Inde irae: Palmerston nel 1836 mandò la flotta nel golfo di Napoli, minacciando bombardamenti, sbarchi e peggio. Ferdinando II non si smarrí, e ordinò a sua volta lo stato d'allarme dei forti della costa e tenne pronto l'esercito nei luoghi di sbarco...". Nella vicenda si inserisce don Liborio, che difende le "ragioni" dell'Inghilterra contro la politica economica del Re. Il Romano aveva tra i suoi clienti un certo Sir Close, che durante la controversia col governo di Napoli era stato scelto dal Palmerston per curare gli affari inglesi. Il Close scelse come patrocinatore il Romano. Il Romano, invece di consigliare al suo cliente, per ragioni di imparzialità, un arbitrato internazionale da svolgersi in un paese neutrale "compose una memoria in cui si opponeva con forza al nuovo contratto sostenendo le sue ragioni con tanto vigore che la polizia ne vietò la stampa" (G. Ghezzi, Saggio storico citato). Ferdinando, venutosi a trovare tra due fuochi, cedette e annullò il nuovo contratto, ma dovette pagare i danni. Leggiamo ancora Alianello: "Pareva dovesse scoppiare la scintilla da un momento all'altro. Ci si mise fortunatamente di mezzo Luigi Filippo e la Francia prese su di sé la mediazione. Il risultato fu che lo Stato napoletano dovette annullare il contratto con la società francese e pagare gli inglesi per quel che dicevano d'aver perduto e i francesi per il mancato guadagno. E' il destino delle pentole di terracotta costrette a viaggiar tra vasi di ferro. Chi ci rimise fu il povero regno napoletano; ma l'Inghilterra se la legò al dito come oltraggio supremo".
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