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  Libro degli ospiti - Don Liborio Romano

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Ci sono 225 Messaggi

Rosario Mastroleo

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Scritto da : venerdì, 19 giugno 2009 16:50:40
Messaggio : MIGLIAIA DI SOLDATI BORBONICI
DEPORTATI NEI LAGER DEL NORD

di STEFANIA MAFFEO

Le atrocità commesse dai Piemontesi si volsero anche contro i magistrati, i dipendenti pubblici e le classi colte, che resistettero passivamente con l'astensione ai suffragi elettorali e la diffusione ad ogni livello della stampa legittimista clandestina contro l'occupazione savoiarda. Particolarmente eloquente è anche un brano tratto da Civiltà Cattolica: "Per vincere la resistenza dei prigionieri di guerra, già trasportati in Piemonte e Lombardia, si ebbe ricorso ad un espediente crudele e disumano, che fa fremere. Quei meschinelli, appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda, furono fatti scortare nelle gelide casematte di Fenestrelle e d'altri luoghi posti nei più aspri luoghi delle Alpi. Uomini nati e cresciuti in clima sì caldo e dolce, come quello delle Due Sicilie, eccoli gittati, peggio che non si fa coi negri schiavi, a spasimare di fame e di stento per le ghiacciaie".
Rosario Mastroleo

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Scritto da : venerdì, 19 giugno 2009 16:47:04
Messaggio : MIGLIAIA DI SOLDATI BORBONICI
DEPORTATI NEI LAGER DEL NORD

di STEFANIA MAFFEO


Il "lager" di Fenestrelle. La ciclopica sabauda cortina bastionata



Cinquemiladuecentododici condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti. Queste le cifre della repressione consumata all'indomani dell'Unità d'Italia dai Savoia. La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali dettata dalla Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1863 "… per la repressione del brigantaggio nel Meridione".


Questa legge istituiva, sotto l'egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud ed i soldati ebbero carta bianca, le fucilazioni, anche di vecchi, donne e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall'emigrazione forzata, nell'inesorabile comandamento di destino: "O briganti, o emigranti".

Lemkin, che ha definito il primo concetto di genocidio, sosteneva: "… genocidio non significa necessariamente la distruzione immediata di una nazione…esso intende designare un piano coordinato di differenti azioni miranti a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali. Obiettivi di un piano siffatto sarebbero la disintegrazione delle istituzioni politiche e sociali, della cultura, della lingua, dei sentimenti nazionali, della religione e della vita economica dei gruppi nazionali e la distruzione della sicurezza personale, della libertà, della salute, della dignità e persino delle vite degli individui…non a causa delle loro qualità individuali, ma in quanto membri del gruppo nazionale".

Deportazioni, l'incubo della reclusione, persecuzione della Chiesa cattolica, profanazioni dei templi, fucilazioni di massa, stupri, perfino bambine (figlie di "briganti") costretti ai ferri carcerari.
Una pagina non ancora scritta è quella relativa alle carceri in cui furono rinchiusi i soldati "vinti". Il governo piemontese dovette affrontare il problema dei prigionieri, 1700 ufficiali dell'esercito borbonico (su un giornale satirico dell'epoca era rappresentata la caricatura dell'esercito borbonico: il soldato con la testa di leone, l'ufficiale con la testa d'asino, il generale senza testa) e 24.000 soldati, senza contare quelli che ancora resistevano nelle fortezze di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto.
Rosario Mastroleo

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Scritto da : venerdì, 19 giugno 2009 16:42:00
Messaggio : Josè Borges
"LA FINE DI UN EROE"
di Valentino Romano

E’ la fine! Borges, circondato, è costretto ad arrendersi, non
prima però di aver ottenuto la promessa della salvezza della sua vita e di quella
dei suoi. Idealista fino alla fine, si congratula dell’altrui valore dicendo rassegnato
al nemico piemontese: "Andavo a dire a Re Francesco II che non vi sono che
miserabili e scellerati per difenderlo, che Crocco è un sacripante e Langlais un
bruto..". Da vero ufficiale - porge la sua spada al vincitore, ma questi la rifiuta,
considerandolo solo un brigante. I prigionieri sono portati a Tagliacozzo e - sul
far della sera dell’otto - frettolosamente fucilati, dopo essersi rifiutati di fornire
notizie e fare i nomi di chi li aveva aiutati. Prima dell’esecuzione della sentenza
uno dei condannati (Pedro Martínez) chiede un foglio e scrive, a nome di tutti:
"Gesù e Maria. Noi siamo tutti rassegnati ad essere fucilati; Addio. Ci
ritroveremo nella valle di Giosafat; pregate per tutti noi". Ricevono tutti la
confessione, si abbracciano, s’inginocchiano ed una scarica di moschetto alle
spalle interrompe l’ultima litania spagnola recitata da Borges e da tutti gli altri.
Rosario Mastroleo

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Scritto da : venerdì, 19 giugno 2009 16:13:01
Messaggio : Dal Diario di Borjes ... "La mia vita tra i briganti" a cura di Tommaso Pedio

Ultimi scritti di Borjes sul suo diario

27 Novembre 1961 ...
(Borjes dopo aver litigato con Crocco e il generale Langlois, capisce che non può continuare la lotta perchè ognuno ha vedute diverse, nonostante le vittorie riportate, decide di lasciare tutto e andare a Roma da Francesco per richiedere nuove truppe)
"Mezzogiorno. Facciamo alto nel centro del bosco senza aver pane: la banda si scioglie.
Mezzogiorno e mezzo. Ci prepariamo a marciare, ma non so dove; se la direzione che prenderanno non mi andrà a genio, prenderò la via di Roma. Tre ore della sera. Scena disgustosa. Crocco riunisce i suo antichi capi di ladri e dà loro i suoi antichi accoliti. Gli altri soldati sono disarmati violentemente; prendoro loro in specie i fucili rigati e quelli a percussione. Chiedono di servire per un pò di pane: non più soldo, dicono essi: ma questi assassini sono inesorabili. Si danno in braccio a capitani della loro tempra, e li congedano dopo un digiuno di due giorni. Tutto ciò era sconcertato, ma lo si nascondeva con astuzia. Alcuni soldati venivano da me piangendo, mi prendervano le mani e me le baciavano dicendo: "Tornate con una piccola forza, e ci troverete pronti a seguirvi". Per conto mio pregai Crocco di salvar questa gente, e piangendo con i soldati, per quanto era in mio potere, cercai di consolarli"

29 Novembre
" Abbiamo marciato tutta la notte"

30 Novembre
"Abbiamo marciato assai, e vinti dalla fatica facciamo alto"

Il 9 Dicembre 1961 a Tagliacozzo Borjes tradito dalla sua guida viene catturato
Rosario Mastroleo

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Scritto da : venerdì, 19 giugno 2009 15:47:07
Messaggio : Josè Borges
"LA FINE DI UN EROE"
di Valentino Roman

il generale La Marmora consentirà
poi che la salma del generale spagnolo venga riesumata dal dott. Bernard,
medico dell’ambasciata francese presso lo stato pontificio, e trasferita a Roma
dove – nel febbraio del 1862, nella Chiesa del Gesù - vengono celebrate solenni
esequie.
Rosario Mastroleo

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Scritto da : venerdì, 19 giugno 2009 15:43:02
Messaggio : Josè Borges
"LA FINE DI UN EROE"
di Valentino Romano

Borges, circondato, è costretto ad arrendersi, non
prima però di aver ottenuto la promessa della salvezza della sua vita e di quella
dei suoi. Idealista fino alla fine, si congratula dell’altrui valore dicendo rassegnato
al nemico piemontese: >. Da vero ufficiale - porge la sua spada al vincitore (generale Franchini), ma questi la rifiuta,
considerandolo solo un brigante.
I prigionieri sono portati a Tagliacozzo e - sul
far della sera dell’otto - frettolosamente fucilati, dopo essersi rifiutati di fornire
notizie e fare i nomi di chi li aveva aiutati. Prima dell’esecuzione della sentenza
uno dei condannati (Pedro Martínez) chiede un foglio e scrive, a nome di tutti:
>. Ricevono tutti la
confessione, si abbracciano, s’inginocchiano ed una scarica di moschetto alle
spalle interrompe l’ultima litania spagnola recitata da Borges e da tutti gli altri.
Rosario Mastroleo

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Scritto da : venerdì, 19 giugno 2009 15:38:25
Messaggio : I Savoia e il massacro del Sud Tratto dal libro " I Savoia e il massacro del Sud" di Antonio Ciano - Edizione Grandmelò Roma, 1996

Le finanze del Regno delle Due Sicilie nel 1860 costituirono un bottino enorme per i piemontesi ed i mercenari garibaldini al soldo inglese.

Vittorio Gleijeses nella sua Storia di Napoli scrive: "... il tesoro del Regno delle Due Sicilie rinsanguò le finanze del nuovo stato, mentre l'unificazione gravò sensibilmente la situazione dell'Italia meridionale, in quanto il Piemonte e la Toscana erano indebitate sino ai capelli ed il regno sardo era in pieno fallimento. L'ex Regno delle Due Sicilie, quindi, sanò il passivo di centinaia di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia e, per tutta ricompensa, il meridione, oppresso dal severissimo sistema fiscale savoiardo, fu declassato quasi a livello di colonia. Con l'unificazione, a Napoli, aumentarono le imposte e le tasse, mentre i piemontesi videro ridotti i loro imponibili e col denaro rubato al Sud poterono incrementare le loro industrie ed il loro commercio "


Ferdinando Ritter ha scritto che: "... il Regno delle Due Sicilie contribuì alla formazione dell' erario nazionale, dopo l'unificazione d'Italia, nella misura di ben 443 milioni di lire in oro, mentre il Piemonte, la Liguria e la Sardegna ne corrisposero 27, la Lombardia 8,1, il Veneto 12,7, il Ducato di Modena 0,4, Parma e Piacenza 1,2, la Romagna, le Marche e l'Umbria 55,3; la Toscana 84,2; Roma 35,3...".
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